Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), nuovo decreto

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Autore: Rossana Saponaro

Il Consiglio dei Ministri, venerdi 10 marzo scorso, ha approvato, in esame preliminare, le nuove norme sulla Verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (VIA). Il decreto è attuativo della direttiva 2014/52/UE sulla valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. Il provvedimento inserisce una nuova definizione di “impatti ambientali”, redatta sulla base della direttiva Ue. Nella definizione sono compresi anche, e soprattutto, gli effetti diretti e indiretti di un progetto sulla popolazione, la salute umana, il patrimonio culturale e il paesaggio.

La riforma ha come obiettivo principale quello di sbloccare il potenziale derivante dagli investimenti in opere, infrastrutture e impianti, il rilancio della crescita sostenibile e l’innalzamento dei livelli di tutela ambientale. Risultati che intende raggiungere passando attraverso l’efficientamento delle procedure e, quindi, attraverso  la correzione delle criticità riscontrate da amministrazioni e imprese. Soggetti spesso alle prese con lungaggini amministrative e normative non sempre chiarissime.

Si potrebbe partire ad esempio, con l’introduzione di regole omogenee per il procedimento di VIA su tutto il territorio nazionale, rimodulando le competenze normative delle Regioni e razionalizzando il riparto dei compiti amministrativi tra Stato e Regioni. Con la riorganizzazione del funzionamento della Commissione VIA, per migliorarne le performance, assicurando la copertura dei costi di funzionamento a valere esclusivamente sui proventi tariffari dei proponenti. Costituendo un Comitato tecnico di supporto, che opererà a tempo pieno, per accelerare e rendere più efficienti le istruttorie.

Quali sono, allora, le novità procedurali introdotte?

  1. Il proponente avrà facoltà di richiedere, in alternativa al provvedimento di VIA ordinario, il rilascio di un “provvedimento unico ambientale”, che coordini e sostituisca tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali.
  2. Una norma transitoria, in virtù delle semplificazioni procedimentali introdotte, inoltre, consentirà al proponente di richiedere l’applicazione della nuova disciplina anche ai procedimenti pendenti, il cui valore complessivo oggi ammonta a circa 21 miliardi di euro.
  3. Si punterà alla riduzione complessiva dei tempi per la conclusione dei procedimenti, cui è abbinata la qualificazione di tutti i termini come “perentori” ai sensi e agli effetti della disciplina generale sulla responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile dei dirigenti, nonché sulla sostituzione amministrativa in caso di inadempienza.
  4. Sarà possibile presentare nel procedimento di VIA elaborati progettuali con un livello informativo e di dettaglio equivalente a quello del progetto di fattibilità o comunque a un livello tale da consentire la compiuta valutazione degli impatti. Garantire la possibilità di aprire con l’autorità, in qualsiasi momento, un confronto per condividere la definizione del livello di dettaglio degli elaborati progettuali.
  5. Nella verifica di assoggettabilità a Via, è prevista l’eliminazione di presentare gli elaborati progettuali. Per la fase dello “screening” sarà sufficiente uno studio preliminare ambientale, come previsto dalla normativa europea.
  6. Nel caso di modifiche o estensioni di opere esistenti, sarà possibile richiedere all’autorità competente un “pre-screening”, ovvero una valutazione preliminare del progetto per individuare l’eventuale procedura da avviare.
  7. E’ prevista la completa digitalizzazione degli oneri informativi a carico dei proponenti, anche prevedendo l’eliminazione degli obblighi di pubblicazione sui mezzi di stampa.

Allo stato attuale, da un’analisi della durata media delle procedure di competenza statale, si riscontrano tempi medi per la conclusione dei procedimenti di VIA di circa 3 anni. Per la verifica di assoggettabilità a VIA sono necessari circa 11,4 mesi. Il rallentamento dell’iter valutativo dei progetti è sicuramente dovuto anche alla frammentazione delle competenze normative, regolamentari e amministrative tra Stato e Regioni. Auspichiamo, quindi, che il decreto risponda, tra l’altro, all’esigenza di superare tale frammentazione.

Lo schema di decreto verrà adesso sottoposto ai pareri della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari prima di tornare al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Al momento è possibile consultare la Relazione Illustrativa dello schema.

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