Tettoia divelta dal vento, chi è responsabile del danno?

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Autore: Staff

La caduta di una tettoia può procurare danni a cose e/o persone. Una recente ordinanza ha fatto chiarezza sulle responsabilità.

Con l’arrivo dei mesi autunnali ed invernali ci si trova spesso dinanzi a delle intemperie che possono provocare danni agli edifici. Ma fino a che punto le avverse condizioni atmosferiche possono essere considerate le uniche “colpevoli” di tali danni?

Di questa eventualità se n’è occupata la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 21539 del 18 settembre 2017 ha fornito delle utili precisazioni.

La Corte ha esaminato il caso di una tettoia staccatasi in una giornata particolarmente ventosa, e che colpiva il manufatto del vicino, dovendo rispondere al quesito se il proprietario fosse responsabile ed in quale misura.

Il ricorrente era stato condannato, sia in primo che in secondo grado, al risarcimento dei danni causati appunto dalla caduta di una tettoia non ben ancorata e finita sul manufatto di proprietà altrui. Nello specifico il proprietario della tettoria che aveva causato il danno doveva ritenersi responsabile quale “custode” della tettoia stessa ai sensi dell’art. 2051 c.c.

Trattasi di una responsabilità presunta per la cui operatività sono richieste delle condizioni:

  • Il danneggiato deve fornire la prova dell’esistenza del nesso causale fra cosa ed evento.

  • Il danneggiante deve avere un potere effettivo sulla cosa e la possibilità di intervenire sull’oggetto che ha provocato il danno, in modo tale e sufficiente da evitarlo attraverso la preventiva opera di controllo e sorveglianza.

  • Fondandosi la responsabilità di cui si discorre su una relazione, per l’appunto, tra cosa e custode, deve prescindersi dal carattere colposo o dall’attività di quest’ultimo, nonché dalla pericolosità della cosa stessa. Il danno, cioè, può essere cagionato non solo dalla cosa in ragione del dinamismo connaturato, cioè dalla pericolosità o insidiosità intrinseca della cosa stessa, ma anche in ragione dell’agente esterno occorso come può essere appunto un’avversa condizione atmosferica.

  • Una volta provati, da parte del danneggiato, gli elementi costitutivi la responsabilità oggettiva, quindi l’evento dannoso ed il nesso causale nei termini, il danneggiante può liberarsene dimostrando il caso fortuito, cioè l’esistenza di un fattore estraneo che, per il carattere dell’imprevedibilità e dell’eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso causale, escludendo la sua responsabilità.

Sulla base di tali principi, il ricorrente contestava la sussistenza della sua responsabilità affermando che il danno fosse stato cagionato dal caso fortuito insito nel forte vento che ha divelto la tettoia. Su questo assunto il ricorrente condannato al risarcimento aveva deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, nella speranza di ottenere l’annullamento della sentenza sfavorevole.

Evidenziava la Cassazione, in proposito, che, la responsabilità del custode può essere affermata “anche per i danni cagionati dal dinamismo intrinseco della cosa custodita”, salva la sola ipotesi in cui si riesca a dimostrare che il danno si è verificato per “caso fortuito”.

La Corte, tuttavia, non riteneva di poter accogliere la domanda del ricorrente confermando la sentenza di 2° grado. Il proprietario della tettoia che aveva causato il danno doveva ritenersi responsabile quale custode della tettoia stessa in quanto ritenuta, in base alle risultanze della c.t.u., “precaria” e “non ben ancorata al suolo”

Precisava la Cassazione, peraltro, come apparisse irrilevante che la tettoia si fosse disancorata dal suolo anche per il concorso dell’azione di un forte vento, in quanto il custode avrebbe dovuto considerare e prevedere questa ipotesi al momento dell’ancoraggio al suolo.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso, confermando integralmente la sentenza impugnata e condannando la ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.

Questo il principio di diritto: “Ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. la responsabilità del custode della res sussiste pure in relazione ai danni dipendenti dal dinamismo intrinseco della stessa (per tutte: Cass. 27/11/2014, n. 25214, ove ulteriori riferimenti) per la sua conformazione o struttura, cui ben può ricondursi il rischio di uno svellimento di una tettoia precaria, sia pure per il concorso dell’azione di un vento di forza particolare, ma evidentemente non considerata o prevista in modo adeguato al momento del suo ancoraggio al suolo e quindi con persistente piena operatività di obblighi e responsabilità del custode: quindi, la tesi dell’inapplicabilità della norma suddetta alla fattispecie è di per sé errata e la ricorrente non può giovarsene”.

Elisabetta Belviso, consulente giuridico.

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