Smart working: l’impatto benefico su produttività e ambiente

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Autore: Gennaro Del Core

Lo smart working è il vero protagonista del momento pandemico che stiamo attraversando. Secondo una ricerca dell’Enea in ambito di Pubblica Amministrazione, presentata nei giorni scorsi, ha avuto anche un notevole impatto sia in termini di produttività delle persone che in quelli che riguardano l’ambiente.

Si chiama “Il tempo dello Smart Working. La PA tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell’ambiente” ed è la prima indagine nazionale su telelavoro e lavoro agile nella PA, realizzata da ENEA. All’indagine hanno aderito 29 amministrazioni pubbliche che, già prima dell’emergenza Coronavirus, avevano attivato e reso accessibile queste nuove forme di lavoro a distanza. I dati analizzati hanno coinvolto oltre 5.500 persone.

Lo studio presenta una stima del potenziale di mitigazione di consumi ed emissioni inquinanti conseguibili attraverso il lavoro a distanza e l’innovazione organizzativa, e li pone in relazione con gli effetti generati: dallo sviluppo urbano all’efficientamento della Pubblica Amministrazione, al welfare fino alle tematiche di genere”, spiegano Marina Penna e Bruna Felici, due delle ricercatrici ENEA che hanno curato l’indagine.

Per quanto questa analisi si riferisca solo a dipendenti di Pubblica Amministrazione (verrebbe da chiedersi fino a quando utilizzerà lo smart working), analoghi ragionamenti si possono fare, anzi sono necessari, allargando la platea anche a tutti gli altri che, per lavoro, siano costretti a spostarsi, magari anche per parecchi chilometri. Chi, come noi, ha scelto già da anni il lavoro da casa conosce vantaggi e svantaggi (leggi l’articolo).

In determinate condizioni, come quella di aver individuato spazi e tempi per lavorare con profitto all’interno di un’abitazione, il lavoro agile è certamente più produttivo che quello classico in ufficio. Immagina, soprattutto, per coloro che abitano nelle grandi città e che impiegano normalmente ore e ore per raggiungere il luogo dove lavoreranno per almeno otto o più ore. Senza contare che poi bisogna tornare a casa, magari prima fare la spesa.

Insomma, un dispiego inutile di energie e risorse a tutto scapito dell’ambiente. Certo, perché vanno considerati anche i consumi. Che il nostro amico si muova su un mezzo privato o pubblico causerà, necessariamente, un pezzettino di inquinamento in più.

Cosa svilupperà ulteriormente lo smart working in Italia? Speriamo non il perdurare della pandemia da covid19 ma una cultura manageriale in grado di favorire un rapporto fiduciario tra i lavoratori. Solo così molte compagini proveranno il lavoro agile, diverso dal telelavoro proprio per la mancanza di vincoli temporali e fisici.

Se, infatti, nell’ultimo caso bisogna specificare già nel contratto da dove e secondo quali orari il lavoratore svolgerà la propria attività, per lavoro agile si intende anche una certa autonomia nell’organizzazione.

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