Smart working: in Italia 10 milioni di professionisti

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Autore: Gennaro Del Core

Lo smart working in Italia prende piede seppur più lentamente rispetto al resto d’Europa. E’ quanto emerge da una ricerca della IDC Italy, sede nazionale della prima società di ricerche al mondo in ambito ICT, innovazione e trasformazione digitale.

I risultati della ricerca stimano che entro il 2022 i lavoratori smart in Europa saranno circa 123 milioni, in Italia solo 10. La modalità che rende il lavoro più agile, sia in termini di tempi che di spazi, è molto apprezzata da determinate categorie come quelle professionali in ambito edile. 

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Abbiamo già visto come è cambiata la casa degli Italiani proprio in funzione di questi cambiamenti epocali del mondo del lavoro. L’abitazione non è più solo luogo di riposo e di rifugio, il caldo focolare familiare dei decenni precedenti. Oggi, per molti professionisti, si è trasformata anche in ufficio con tutti i vantaggi e gli svantaggi (qui abbiamo analizzato i pro ed i contro della casa divenuta ufficio).

Un aspetto imprescindibile, quando si parla di smart working, è l’infrastruttura tecnologica: sia per quanto riguarda la rete internet che per i device necessari a svolgere i propri compiti. Tuttavia, il lavoro da casa non è solo scegliere quali e quanti giorni lavorare. Si tratta di un cambio di mentalità orientato più agli obiettivi che al rapporto tra permanenza in un posto e produttività.

Per quel che concerne i professionisti del settore edile, poi, è curioso come l’avvento della casa smart per lavoratori smart li riguardi sia in quanto lavoratori ma anche, se non soprattutto, in quanto progettisti. Ingegneri ed architetti, infatti, sono chiamati a dare forma a questo nuovo mix tra abitazione e luogo di lavoro.

Una sfida nuova ed impegnativa che può avvalersi, a latere, anche di alcune normative che permettono di intervenire proprio sulla struttura della casa. Penso al Piano Casa, ad esempio, che permette ampliamenti pari al 20% della volumetria esistente (comunque per non oltre 300 metri cubi) e del 35% nel caso di demolizione e ricostruzione, a condizione che gli interventi siano realizzati secondo precisi criteri di edilizia sostenibile (Per la Puglia Legge Regionale n. 14 del 2009).

Perché in Italia lo smart working non si sviluppa come nel resto d’Europa?

Leggi l’articolo su come adeguare il tuo sito internet al gdpr

Il quadro normativo di riferimento ha stabilito chiaramente i contorni del cosiddetto “Lavoro agile”, con la legge 81/2017 lo smart working è stato definito come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”. 

Evidentemente manca ancora qualcosa, probabilmente la cultura manageriale che individui nuovi parametri nella valutazione della produttività. Un’idea di lavoro ancora troppo vincolata alla presenza fisica, il cosiddetto “posto di lavoro”, destinata comunque ad esaurirsi.

Per concludere, chi scrive lavora spesso in via del tutto digitale e quindi senza grossi vincoli di orari e luoghi. E’ una formula decisamente stimolante e, per fortuna, sempre più apprezzata anche dalle aziende che hanno capito quanto sia più importante il risultato che non le ore di lavoro in sé.

Auspico un sempre maggiore ricorso allo smart working perché, oltre a migliorare i risultati lavorativi, permette di migliorare decisamente anche la qualità della vita di chi ne fa uso.

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