Riqualificare efficientando, Nesi: “Serve una progettazione integrata più di quanto fatto finora”

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Autore: Staff

Il prossimo 17 ottobre si terrà il convegno dal titolo “Riqualificare efficientando” a Bari, presso il Palazzo dell’Ateneo. Nel corso dello stesso interverrà anche il direttore di Passivhaus Italia, l’ingegnere Francesco Nesi che in una nota ha chiarito alcuni aspetti in tema di riqualificazione degli edifici.

Negli ultimi anni lo standard Passivhaus ha avuto una importante diffusione a scala mondiale. Anche in Italia la crescita è ormai esponenziale, favorita da un numero sempre crescente di progettisti ed imprese che hanno deciso di adottare questo approccio progettuale e realizzativo, apprezzandone il rigore metodologico e la rispondenza dei risultati. Questa richiesta nasce sia dall’esigenza di raggiungere l’obiettivo di avere edifici che consumino meno.

Nuove costruzioni, certo, ma anche e soprattutto riqualificando l’esistente: la sfida più difficile è quella di conseguire alte prestazioni a costi contenuti. E si riesce a farlo solo investendo prima in una progettazione integrale, completa e rigorosa, molto più di quanto siamo stati abituati a farlo fin ora.

In tutti i lavori seguiti in questi anni, dallo ZEPHIR, l’ente italiano affiliato all’IPHA (International Passivhaus Association), assieme ai tanti progettisti ed imprese della penisola, si è seguita in maniera scientifica l’ottimizzazione dei fattori, tra loro correlati, che contribuiscono a raggiungere l’obiettivo: costo dei materiali, durata del componente e quindi il suo ciclo di vita, il suo apporto nei confronti della performance energetica dell’edificio. Si riesce quindi a raggiungere un reale beneficio per il committente, sia esso un cliente privato, un imprenditore edile o un amministratore pubblico.

Studi da noi condotti, e presentati in numerose conferenze locali o internazionali hanno dimostrato l’efficacia di questo approccio, che tiene sempre presente la correlazione costi-prestazioni, rispetto agli approcci invece suggeriti dalla norma D.M. 26.06.2015, o dalla codificazione di edificio nZEB.

Se entrambi concorrono all’obiettivo di edifici a bassi consumi, non si pongono pero il problema di correlare la prestazione ai conseguenti costi, che è invece, come detto, la vera sfida. Questo è il principale aspetto che rende l’approccio Passivhaus interessante per gli operatori, e che ha di conseguenza permesso la sua rapida diffusione in tutto il mondo, a diverse latitudini ed a diversi climi, anche al di fuori delle richieste normative locali. Questo standard nasce infatti come validazione volontaria, intrapresa per avere un ulteriore garanzia di qualità. Col tempo però, molti enti e molte municipalità, attratti da questa caratteristica di rispondenza in termini efficacia, oltre che di efficienza, lo stanno adottando come standard normativo da conseguire obbligatoriamente, al fine di favorire nei loro territori, tanto la riduzione dei consumi e la dipendenza energetica, ma anche la rivitalizzazione di un mercato, quello edilizio, oggi un po’ in affanno. Si citano ad esempio la regione di Bruxelles, la città di Vancouver, la New York State Homes and Community Renewal (HCR), molte contee irlandesi, ma anche tanti altri casi in tutto il mondo.

In ultimo, molte amministrazioni stanno adoperando lo standard Passivhaus nelle opere pubbliche, a garanzia di un reale raggiungimento dell’efficienza energetica dell’opera e dei bassi consumi. Nel convegno verrà per esempio citato il caso della scuola realizzata a Collecchio (PR), a seguito di bando per offerta economicamente più vantaggiosa, che l’amministrazione ha deciso di scrivere, adottando, per alcuni dei criteri che attribuivano punteggio, dei riferimenti propri della metodologia Passivhaus.

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