Rigenerare le città o le politiche urbane?

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Autore: Rossana Saponaro

Cosa manca al nostro Paese perché si avvii davvero una politica di rinnovamento e sviluppo delle città?

La domanda non è più procrastinabile, né si può evadere la risposta scaricando la responsabilità sui sindaci o sui tagli finanziari.

Le città rappresentano il nodo intorno a cui si intrecciano e dipanano le emergenze umane, ambientali, sociali e culturali più drammatiche del nostro tempo ed insieme lo scenario di soluzioni possibili e praticabili. Questo è tanto più vero in Italia, dove la città è scrigno di un glorioso passato culturale, economico e sociale ed insieme palcoscenico delle più macroscopiche criticità di una società bloccata, priva di lungimiranza, succube di logiche novecentesche.

In diversi centri urbani alla preoccupazione per un’emergenza – ora lo smog, ora i rifiuti, ora lo sprawling, ora il trasporto pubblico… – si accompagna l’impossibilità di riuscire a rintracciare tra i programmi politici, tra i singoli interventi sul territorio, tra le parole dei sindaci, un filo conduttore che offra il disegno nitido di quello che potrà diventare la città nel prossimo futuro. La crisi economica e finanziaria sta schiacciando ancor di più gli amministratori locali nella ordinaria amministrazione, nel defaticante tentativo di provare a galleggiare, senza obiettivi ambiziosi, innovativi, coraggiosi.

Quello che manca è una riflessione politica nazionale che ponga la città al centro del progetto di rilancio del Paese. Non è solo un problema di risorse. Si tratta innanzitutto di condividere il problema, prima di confrontarsi sulle soluzioni possibili. Ogni componente culturale e politica del Paese ha qualche soluzione da proporre. Bisogna fare un passo indietro: condividere il problema che si vuole affrontare, condividere soprattutto la centralità del ruolo delle città nel futuro dell’Italia. A partire da questa condivisione si può pensare a mettere sul tavolo le diverse soluzioni: questo vuol dire discutere di smart city. Altrimenti si continua a procedere a compartimenti stagni, a singoli e parcellizzati interventi, senza un disegno lungimirante e complessivo che definisca il ruolo delle città nella rinascita del Paese.

Nell’insieme le nostre città sono congestionate, inquinate, grandi divoratrici di suolo rimasto libero, insicure rispetto al rischio sismico e idrogeologico, fragili rispetto al crescente impatto di fenomeni climatici estremi, avare di servizi di qualità, in ritardo nella diffusione delle nuove tecnologie. E’ giunto il momento di mettere a fuoco l’importanza del buon governo del consumo del territorio superando la logica dell’inevitabilità della crescita per una gestione di qualità orientata alla ricerca di: garanzie di riproducibilità delle risorse, forme di tutela dei beni paesaggistici e culturali e strumenti di valorizzazione delle forze di auto-organizzazione sociale.

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