Rifiuti in edilizia, da scarti a risorse

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Autore: Gennaro Del Core

Nel settore dell’edilizia i rifiuti di vario genere che si accumulano, ad esempio, nel corso di una demolizione sono considerati, nella quasi totalità dei casi, semplici scarti. Eppure potrebbero avere nuova vita.

Lo scorso 9 marzo si è tenuto presso la Sala della Lupa, all’interno della Camera dei Deputati, un convegno dal titolo “Edilizia e infrastrutture: i rifiuti come materie prime” organizzato dalla Commissione bicamerale che indaga sul ciclo dei rifiuti e dal Centro Materia Rinnovabile (una struttura nata dalla rivista “Materia Rinnovabile” e che si occupa di soluzioni concrete per le aziende che vogliano valorizzare il flusso dei rifiuti che producono durante le loro attività).

L’occasione è stata utile per mettere insieme rappresentanti delle istituzioni ed operatori del settore per segnalare criticità ed immaginare soluzioni pratiche alle stesse.

Nel corso dell’incontro sono stati diffusi alcuni dati sullo stato dell’arte. La quasi totalità degli scarti, parliamo di cemento, ghisa dei tubi, vetro, cavi degli impianti ed altro ancora, finisce in discarica. Senza volersi addentrare, in questa sede, in indagini effimere e superficiali sulle criticità dell’intero ciclo dei rifiuti, è facile intuire quanto tutto questo materiale potrebbe essere riciclato.

Non solo, le stime ufficiali (Eurostat 2012) parlano di 53 milioni di tonnellate di rifiuti e di un riciclo che viaggia intorno al 70% in Italia. Una cifra piuttosto bassa e differente da quelle di altre zone d’Europa come i Paesi Bassi che, con una popolazione oltre quattro volte inferiore rispetto a quella italiana, registrano 81 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione, la Germania 197 milioni, la Francia 247 milioni, il Belgio 24 milioni, la Gran Bretagna 100 milioni.

Partendo dalla risoluzione delle criticità della filiera, quali illegalità e burocrazia, sarebbe possibile riutilizzare materiali che, solo in apparenza, sono rifiuti. Possono avere una seconda vita. Allora la sfida è quella di rimuovere gli ostacoli, di varia natura e genere, e permettere agli operatori di riciclare davvero. Ciò comporterebbe una valorizzazione sia economica ma anche ambientale.

La crisi può portare benefici, insegnando a tutti comportamenti e strategie orientati ad un’economia circolare che non butta via nulla, o quasi.

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