Regime forfettario 2019: pro e contro per i professionisti

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Autore: Gennaro Del Core

Il regime forfettario è la grande novità in materia fiscale del 2019. La principale caratteristica consiste nell’aliquota al 15% per le partite IVA, fino ad un fatturato massimo di 65.000 euro per quest’anno, e senza obbligo di fatturazione elettronica.

La riforma fiscale per le partite IVA è iniziata con la Legge di Stabilità del 2015, legge 190/2014 commi 54-89, che aveva previsto l’abrogazione del “regime dei minimi”, con aliquota al 5%, e quello per le nuove iniziative con la legge 388/2000.

Contestualmente è stato introdotto un nuovo regime fiscale rivolto alle partite IVA con determinate caratteristiche:

  1. Ditta individuale;
  2. Impresa familiare;
  3. Libero professionista.

Dati gli ambiti dei quali si occupa il nostro blog ci soffermeremo proprio sull’impatto del regime forfettario 2019 sui liberi professionisti. Al di là dell’evidente vantaggio economico, rispetto ad un’aliquota che poteva raggiungere anche il 34%, è bene tenere a mente alcuni limiti.

Innanzitutto quello più evidente del massimo fatturato di 65.000 euro, nello scaglione successivo fino a 100.000 euro l’aliquota passa al 20% e con l’obbligo di fatturazione elettronica.

Ma anche quelli contenuti nel comma 55 della legge 190/2014 ovvero che, in riferimento all’anno precedente, non si rilevino ricavi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore o che, in caso di diverse attività con diversi codici ATECO, si utilizzino i massimi livelli raggiunti per ciascuna attività.

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Sono esclusi dall’acceso al regime forfettario 2019:

  1. i titolari di partita IVA esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari (causa ostativa presente anche in precedenza);
  2. titolari di partita IVA che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (nuova causa ostativa).

Tradotto per i nostri casi concreti, ad esempio ingegneri e architetti, significa che si è esclusi dal regime se, al contempo, si è anche titolari di società, o di quote, che lavorano nel medesimo ambito.

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Infine, massima attenzione è stata rivolta dal Legislatore nei confronti del fenomeno della false partite IVA ovvero di coloro che, di fatto, non sono assolutamente liberi professionisti ma dipendenti e che quindi non potranno certamente rientrare nel regime forfettario 2019.

Chi segue il nostro blog sa quanto ci occupiamo, ad esempio, di smart working anche nei termini in cui sta influenzando la progettazione e la realizzazione delle case. Sempre sullo stesso solco, trovo il regime forfettario 2019 un ottimo strumento per chi ne possiede le caratteristiche giuste (per approfondire chiedi al tuo commercialista).

Soprattutto per quel che concerne i liberi professionisti, in particolare i più giovani, che lavorano nell’ambito di professioni tecniche. Non c’è dubbio che, stando così le cose, si possa essere più competitivi anche in termini economici e che questo possa portare un vantaggio lavorativo.

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