Il radon è un gas radioattivo di origine naturale che purtroppo non ha odore, colore e sapore. Di conseguenza è impossibile rintracciarlo senza strumenti tecnologici e questo ha causato gravi conseguenze in passato. Con Angela Ladisa, amministratrice della Erre86, abbiamo ragionato sullo stato dell’arte e di cosa fare in concreto per contrastare gli effetti mortali, in ambito edile e non solo.

Sembra che la qualità dell’aria non sempre importi, è corretto?

E’ un errore di valutazione che nessuno può permettersi, non possiamo ignorare pericoli anche quando non si vedono e non si sentono. La qualità dell’aria, ovviamente, è il primo aspetto da verificare quando si permane in un ambiente, anche solo per poco tempo, perché le conseguenze possono essere irreversibili.

Come mai, nel settore dell’edilizia, si parla poco di questi rischi?

Angela Ladisa, amministratrice Erre 86

Nella mia esperienza, ormai di qualche anno, ho riscontrato spesso che c’è qualcosa che non va nella catena dei controlli. Gli uffici preposti sono quelli dei Comuni ma ormai sono pochi i casi in cui procedono alle verifiche delle autocertificazioni che vengono inviate, ad esempio, per iniziare i lavori. Le ragioni le conosciamo bene anche se a volte sembrano alibi, uno su tutti la mancanza di un numero adeguato di personale. In realtà, per restare al comparto edile, quando si costruisce si dovrebbero fare controlli in due momenti ben distinti. Il primo, prima ancora di iniziare a costruire, sul terreno identificato. Questo perché il radon, come sappiamo, si genera all’interno delle rocce e si potrebbe rilevare facilmente grazie agli strumento tecnologici che abbiamo oggi, evitando così di realizzare edifici laddove non dovrebbe esserci la presenza umana o implementando le corrette soluzioni ingegneristiche in grado di evitare l’ingresso di questo gas all’interno degli edifici. Purtroppo le cronache ci riportano da anni di interi palazzi resi celebri drammaticamente da un numero elevato di casi di tumore.

E il secondo momento?

A conclusione della costruzione, anche secondo le prescrizioni normative, un tecnico deve verificare tutti gli ambienti. Bisognerebbe scoprire, in sostanza, se la costruzione ha “liberato” lo sprigionamento del gas negli spazi abitati. Purtroppo si tratta di un killer invisibile e silenzioso, che non ha odore, né sapore o colore e che, di conseguenza, può agire indisturbato fino alle estreme conseguenze per gli esseri viventi. Non a caso, abbiamo le prime tracce nella letteratura già da Plinio il Vecchio che, nel primo secolo avanti Cristo, parlava di strane morti di coloro che lavoravano nelle miniere. Aggiungo, per restare ai tempi dell’eruzione del Vesuvio, che eccessivi picchi di presenza radon in una determinata area prefigurano smottamenti ed eruzioni vulcaniche proprio perché testimoniano che qualcosa, sottoterra, si sta muovendo.

Il tema del contrasto agli effetti del gas radon è sentito nell’opinione pubblica?

Il problema è a monte, più che poco sentito è poco conosciuto. Viene vissuto, nella maggior parte dei casi, come un nuovo balzello e del quale, peraltro, “…il commercialista non mi ha detto niente”. Come se la salubrità degli ambienti che viviamo fosse una questione fiscale. Come se la nostra salute e quella delle persone che amiamo non fosse una nostra specifica responsabilità o preoccupazione. Nel lavoro di tutti i giorni ho visto situazioni davvero al limite, asili nido con alte concentrazioni di radon così come capannoni industriali. Per fortuna, in molti casi, davanti al problema si svegliano le coscienze e si riesce ad intervenire.

Puoi fare qualche esempio concreto?

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Nella zona industriale di una città abbiamo svolto le rilevazioni necessarie ed è venuto fuori, in un capannone industriale, che i livelli di radon presenti nell’aria erano troppo elevati. Tuttavia, rilevazioni precedenti, svolte anche da enti pubblici, avevano dato numeri diversi. E’ stato necessario approfondire la situazione con esami strumentali prima di giungere alla conclusione che la situazione fosse peggiorata in seguito alla realizzazione di un pozzetto. Proprio così, involontariamente, era stata aperta una strada comoda comoda per il killer. La vicenda ha avuto una felice soluzione installando un impianto di ventilazione forzata dell’aria. 

Mi pare di aver capito che il problema non sia la mancanza di leggi ma l’effettiva applicazione delle stesse.

Esatto, del resto il Parlamento italiano ha recepito la norma europea 2013/59 lo scorso agosto che impone verifiche obbligatorie per tutti i luoghi aperti al pubblico interrati o seminterrati. Certo sarebbe stato meglio estendere l’obbligo anche a quelli situati al piano terra ma, almeno, si è ottenuto di riportare i valori massimi consentiti ai 300 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo) rispetto ai 550 che erano in precedenza. Anche in Puglia non è mancato l’intervento legislativo, con la legge 30/2016 e le successive modifiche, che include negli obblighi di verifica anche tutti quegli edifici definiti “strategici” in caso di calamità. Sto parlando di palestre, palazzetti, autosilo, tutti quei grandi spazi che verrebbero utilizzati in caso di eventi che costringessero ad evacuare le case come appunto i terremoti.

Cosa si può fare in concreto?

Serve un impegno comune per sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto da parte dei media. Tuttavia, servono anche i controlli e, di conseguenza, la volontà politica di farli. Non si tratta di avere gusto per la sanzione ma di capire, e far capire soprattutto, che stiamo parlando della nostra salute. Le grandi aziende hanno un responsabile della sicurezza e il problema lo affrontano ma tutte quelle medio-piccole non hanno questa possibilità. Al di là delle norme, dobbiamo essere tutti coscienti che il radon uccide, non ci sono mezze misure.

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By Gennaro Del Core

Comunicatore e giornalista

One thought on “Radon, Angela Ladisa: “Un killer invisibile e silenzioso””

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