Passivhaus, il primo edificio plurifamiliare a Putignano

Domani a Bologna si apre la quinta edizione della Conferenza nazionale Passivhaus, tra i relatori l’ingegnere Piero Russo che racconterà l’esperienza di un edificio plurifamiliare progettato e realizzato a Putignano, in provincia di Bari.

“Si tratta di una nuova costruzione di un edificio di 8 unità sito in Via Napoleone e realizzato dalla Tonik srl di Pasquale Primavera, un’azienda di Castellana Grotte. Lo stabile è stato progettato per conseguire, a seguito di verifica del raggiungimento delle prestazioni energetiche, una certificazione da parte di ente terzo, il Passivhaus Institut di Darmstadt, in Germania.

Un ente con divisioni in tutto il mondo – prosegue Russo – con realizzazioni a tutte le latitudini ed in

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qualsiasi condizione climatica. Parliamo di edifici che riescono ad avere consumi energetici quasi zero, con un apporto davvero minimo degli impianti e contando invece su strategie progettuali passive. Quello di Putignano, poi, vanta un ulteriore risultato: sarà il secondo nel sud d’Italia, ed il primo in assoluto in modalità plurifamiliare.

Da parte dell’imprenditore, la scelta di conseguire questo livello qualitativo nasce dal bisogno di immettere sul mercato un prodotto innovativo rispetto al resto dell’offerta attuale, ma che intercetta già sia le aspettative della domanda, con una clientela sempre più attenta ai consumi energetici ed al comfort interno. 

Anche prescrizioni normative vigenti in materia, che di anno in anno sono diventate sempre più restrittive con in programma di arrivare, dal 2021, all’edificio a consumo energetico quasi zero (nZEB), spingono verso questa direzione. Ovviamente questo traguardo bisognava raggiungerlo senza che le scelte adottate comportassero di conseguenza un aumento considerevole dei costi di realizzazione, specie in un momento come questo, di difficile ripresa economica.

Se questo è l’obiettivo generale da raggiungere già tra pochi mesi, la realtà al momento è assai lontana, sia a livello progettuale ed ovviamente a livello realizzativo. La maggior difficoltà nel nostro caso è stata infatti proprio quella di inserirsi, in corsa, allo stato ormai di progettazione definitiva, ed interagire con il team di progettazione che vi ci aveva lavorato fino a quel momento.

Purtroppo manca ancora, da parte della maggior parte dei tecnici la sensibilità verso questi temi, ma soprattutto la predisposizione a un vero lavoro di squadra. Requisito questo è che invece imprescindibile, se si vuole arrivare davvero a certi risultati di prestazione energetica, e per di più a costi ragionevoli.

Per quanto la costruzione di Putignano, a livello progettuale il nostro lavoro si è sostanziato nel partire da un progetto di un edificio cosiddetto tradizionale ed implementarlo sotto diversi aspetti.

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Il principale intervento, anche sotto il profilo economico, ha riguardato una superiore prestazione dell’involucro opaco (pareti di chiusura verticale, copertura e solaio verso interrato). Se in un primo momento non era previsto, si è scelto, in accordo col committente, di ricorrere ad un cappotto in EPS, e quindi maggiori costi rispetto ad altre soluzioni. Ma in realtà, ad un attento esame, nemmeno tanto lontani da quelli di un edifico che oggi deve comunque rispettare dei requisiti minimi, più vicini di quanto si pensa a quelli di un nZEB e di una Passivhaus.

Un altro aspetto importante è relativo all’involucro trasparente, dove sono necessari degli infissi performanti, che nel nostro clima non vuole dire ricorrere a costosi prodotti con bassissime trasmittanze dei telai ed al triplo vetro, ma solo idonee prestazioni del telaio e solamente un doppio vetro con un alto fattore solare “g” che massimizza l’apporto solare gratuito delle vetrature a sud. Nel bilancio energetico infatti, troverò globalmente conveniente subire delle dispersioni invernali in qualche misura superiori, ma al tempo stesso beneficiare di apporti solari di molto maggiori.

In generale poi, occorre che già in fase di progettazione architettonica si abbia sensibilità verso diversi aspetti. Sicuramente adottando efficaci di sistemi di ombreggiamenti, per proteggersi dai raggi estivi e se possibile, al dimensionamento ed alla posizione delle vetrature o finanche alla forma in termini di rapporto S/V.

Altri due aspetti che nel progetto di partenza non erano stati considerati sono l’eliminazione o minimizzazione dei ponti termici e la tenuta all’aria. Se per quanto riguarda quest’ultimo aspetto le conseguenze, rispetto al modo di operare tradizionale, sono state per lo più di carattere operativo, per la posa in cantiere di nastrature, l’eliminazione dei ponti termici ha richiesto invece il concordare delle modifiche ai particolari costruttivi con i progettisti architettonici e strutturali.

La parte impiantistica invece ha richiesto un radicale cambio rispetto alle scelte tradizionali, fin dalla progettazione. In un edificio come questo, ben coibentato, senza ponti termici ed a tenuta all’aria, continuare a puntare su generatori di elevata potenza e terminali come il radiante a pavimento ad alta inerzia, sarebbe stato oltre che non efficiente, anche una spesa inutile. Inoltre, per garantire il confort interno, negli edifici moderni, e quindi non solo una Passivhaus, occorre avere una macchina che cambi per noi l’aria e recuperi il calore. Nel nostro caso, visto che dobbiamo comunque utilizzarla per il confort, ed abbiamo un fabbisogno energetico molto basso, la uso anche per riscaldare. Per questi motivi, la scelta è ricaduta su impianti autonomi gestiti da un aggregato compatto che comprende la VMC, l’accumulo per l’acs, ed una pompa di calore. In aggiunta, per garantire il comfort in alcuni giorni critici dell’anno, o a seguito di inusuali utilizzi temporanei dell’utente, vi è anche un ventilconvettore centralizzato, di una potenza molto bassa, che entra in funzione solo in brevi ed isolate situazioni.

Possiamo concludere dicendo che, oltre che un percorso obbligato, il raggiungimento di questi livelli prestazionali è già oggi possibile, con costi ragionevoli. Ovviamente molto può ancora essere migliorato e quindi dei costi ancora essere limati. Se ad esempio ci si pone questo obiettivo fin dalle prime fasi progettuali è possibile ottenere, a costo zero, grandi benefici.

Allo stesso modo, si potranno ottenere importanti riduzione dei costi se le maestranze acquisteranno maggiore dimestichezza con lavorazioni che prima non avevano svolto, e che richiedono una maggiore precisione rispetto a come erano abituati. Stesso discorso anche per i tecnici, che possono meglio organizzare tra loro queste lavorazioni che per la prima volta affrontano. Questa realizzazione dimostra quindi non solo che realizzare edifici ad alta efficienza, e quindi di maggior qualità rispetto a prima è fattibile, ma che ci sono ancora notevoli margini di miglioramento, che permetterebbero di rendere accessibile questa qualità ad un pubblico molto più ampio, si pensi al social housing nel nord Europa, e non solamente ristretto ad una piccola nicchia del mercato.

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