Ingegneri 2.0, what else?

In notadelladomenica,città il
Autore: Rossana Saponaro

“Buona fortuna ragazzi! E ricordate, il mondo avrà sempre bisogno degli INGEGNERI!!!”

Queste le parole pronunciate dal Prof. Giambattista De Tommasi, fra genitori in lacrime e dottori in ingegneria felici, al termine della proclamazione della mia seduta di laurea magistrale. Una giornata indimenticabile che ha segnato un traguardo importante da cui è partita un’altra fase della vita.

Ho avuto un déjàvu qualche giorno fa. Mentre pranzavo, si fa per dire, in un bar, al tavolo accanto al mio una compagnia chiassosa festeggiava la laurea di una ragazza. Ad un certo punto gli amici, spinti dal nonno, le hanno chiesto di tenere il classico “discorso”, lei era emozionatissima ma, soprattutto, ignara di ciò che la aspetta. In un attimo mi sono tornati alla mente i tanti sacrifici fatti e mi sono chiesta se lei fosse consapevole o meno, un po’ come lo ero io, di quanto dovrà sudare per affermarsi nello svolgimento della professione.

Quanto ci è costato diventare ingegneri? Quanti “se non siete capaci, iscrivetevi a farmacia!” (senza nulla togliere ai farmacisti) abbiamo dovuto sopportare? Eppure siamo qua con i nostri titoli da difendere a denti stretti mentre attraversiamo la crisi economica, e quindi l’austerity, generatrice di due grossi buchi neri chiamati corruzione e clientelismo.

Ogni mattina ci alziamo presto, organizziamo la giornata, salutiamo la famiglia e ci rechiamo in studio/ufficio, facciamo sopralluoghi, ci confrontiamo con i colleghi, partecipiamo a riunioni, prendiamo parte a convegni formativi, incontriamo i clienti per le consulenze (di fatto gratuite) e stendiamo ipotesi progettuali.ing. 2.0

L’ingegnere 2.0, che sia libero professionista o dipendente di una azienda, è prima di tutto project manager di se stesso. 

L’ingegnere è il problem solver per eccellenza, è flessibilità di pensiero e di azione, racchiude in sé una serie di svariate competenze. E’ chiamato a misurarsi con il mercato del mondo che cambia perché globalizzato. E’ un professionista con doti manageriali, progettuali, gestionali. L’ingegnere deve saper controllare non solo la tecnologia, per tenersi al passo, ma anche enormi quantità di dati poiché riveste ruoli di responsabilità e guida.

Credo che in alcuni casi l’unione e la forza del binomio scienza-tecnica abbiano contribuito al fenomeno della corrosione nelle fondamenta del sistema. Le conseguenze delle volte non si vedono eppure il rischio potrebbe essere devastante. Quando il copriferro comincia a saltare, che si fa? 

Si interviene immediatamente! Bisogna tornare a mettere al centro del sistema il valore della meritocrazia e delle competenze. Occorre affidare gli incarichi anche a giovani professionisti preparati e determinati applicando la logica della trasparenza e della rotazione dei dirigenti sia a livello pubblico che privato.

Le nuove leve di ingegneri esperti e dinamici portano un valore aggiunto nella pubblica amministrazione: sono capaci di metterle al passo con le sfide di una società moderna ed in costante evoluzione.

Il turn over nei ruoli apicali dirigenziali è un sostegno alla trasparenza, della quale sentono tutti il bisogno soprattutto quando le risorse sono centellinate.

Il contrasto a fenomeni di corruzione, poi, insieme alla tracciabilità dei flussi finanziari degli appalti, attrae gli investitori più insicuri, aumenta il numero di portatori sani d’interesse nel mercato, riafferma la vera competitività delle imprese. Insomma, è linfa per l’economia, l’innovazione e la ricerca oltre a consentire un deciso ridimensionamento dei tempi della burocrazia.

L’ingegnere ha davanti a sé numerose sfide, deve essere capace però, di contestualizzare continuamente la professione. Ecco, un’altra caratteristica che non può non avere è la resilienza. Oggi la libera professione pare quasi sopravvivere, emerge una nuova esigenza fondata sull’unione dei saperi. La sinergia tra professionisti con competenze diverse, che si mettono insieme, è capace di dare vita a realtà multidisciplinari all’interno delle quali, le risorse vengono razionalizzate ed il servizio risultante ne esce migliorato in termini di qualità. La chiamano MasterMinds, letteralmente “Alleanza dei cervelli”. 

Il team fa la forza!

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