Google Home: arriva l’evoluzione insieme a Nest

In casa il
Autore: Gennaro Del Core

Google Home evolve e supera il semplice, si fa per dire, status di smart speaker grazie alla collaborazione con Nest, azienda californiana già nota per i suoi termostati intelligenti.

Il primo Google Home Hub era un dispositivo per la casa, presentato lo scorso ottobre, definito da uno schermo tattile da 7 pollici collegato a una base rivestita di tessuto. Con l’acquisizione della Nest, specializzata nella produzione di device per le case intelligenti, Google ha cambiato non solo il nome del dispositivo, da Google Home Hub a Google Nest, ma ha anche implementato tutto il progetto.

Vediamo le principali funzioni di Google Nest, in prevendita fino al 12 giugno a 129 euro, che include il mondo Google:

  1. Cornice per le foto digitali, a scorrimento ripropone le foto in memoria;
  2. Controllo dei dispositivi di casa, usando i comandi vocali per controllare migliaia di dispositivi compatibili, come luci, videocamere, TV e altro ancora, il tutto da un’unica dashboard;
  3. Mondo Youtube e non solo, riproduce video e audio anche da Spotify, Pandora e iHeartRadio;
  4. Assistente vocale, sempre pronto a rispondere alle domande;
  5. Google Maps, è in grado di fornire il servizio di controllo della viabilità.

Queste sono solo le funzioni basilari del dispositivo che, immagino, sia solo agli albori delle sue potenzialità. Penso ad esempio alla sua capacità di regolarsi autonomamente per la luminosità dello schermo in base all’ambiente in cui si trova.

Tuttavia, segnalo una mancanza che, probabilmente, verrà colmata con le prossime versioni ovvero una fotocamera. Esiste già, ad esempio, “Hangout” che consente di videochiamare e quindi sarebbe stato utile poterne usufruire con questo dispositivo. Certamente lo faranno o proporranno soluzioni simili.

Quello che rimane sempre di fondo quando vengono presentati nuovi dispositivi per la casa intelligente è il timore di alcune ricadute, sotto almeno due aspetti.

Il primo riguarda la salubrità degli ambienti mentre il secondo riguarda la protezione della privacy delle persone. Non è un mistero infatti che Internet delle cose funzionerà bene con la rete 5G sulla quale, però, alcuni ambienti scientifici nutrono qualche dubbio rispetto all’impatto sulla salute degli esseri umani. Analogamente, per quel che concerne la privacy, soprattutto alla luce dell’entrata in vigore del Gdpr, è lecito aspettare maggiori rassicurazioni sulla protezione della vita privata di coloro che vivranno questi ambienti così smart.

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