Energia elettrica “non indispensabile”, De Filippis: “Interpretare correttamente”

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Autore: Staff

Continua a far discutere la sentenza n. 39884/2017 della Corte di Cassazione che due giorni fa ha condannato una donna per il furto di energia elettrica sostenendo che non si tratti di un “bene indispensabile” poiché si può vivere anche senza. Sulla vicenda abbiamo raccolto la nota di Giuseppe De Filippis, Vice Presidente nazionale Confamministrare.

“La sentenza dell’Alta Corte tocca, a mio avviso, due aspetti essenziali che vanno valutati ed interpretati nel modo giusto.

In primo luogo, è difficile scorgere il nesso tra il furto, che va punito in quanto tale, e lo stato di necessità. Tuttavia, sembra quasi una forzatura definirlo “non indispensabile alla vita” e quindi bisogna darne la giusta interpretazione.

Se l’Alta Corte non avesse individuato una grave necessità della persona, tale da giustificare l’allaccio abusivo ed il conseguente furto, si sarebbe limitata alla sola fattispecie senza addentrarsi in una generica definizione “bene non indispensabile alla vita”.

In secondo luogo, però, faccio la considerazione che ritenere che l’energia elettrica non rientri nell’ambito di incoercibile necessità significhi anche non ritenerla indispensabile per una vita dignitosa.

La mia preoccupazione nasce dall’idea stessa di “non indispensabile” che sarebbe come dire “superfluo”.

Certo nell’800 si usavano le candele ma allora possiamo affermare che anche l’acqua corrente non sia indispensabile perché esistono le fontanelle? Anche l’ascensore non è indispensabile visto che esistono le scale?

Credo che ogni conquista del genere umano – conclude De Filippis – vada considerata nella giusta dimensione. Ogni passo avanti in ambito scientifico o tecnico o di qualsiasi altro genere che apporti una migliorìa alla vita di tutti noi non possa ritenersi “non indispensabile”.

 

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