Domotica: tutti i numeri della casa smart nel 2020

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Autore: Gennaro Del Core

La domotica tiene nel confronto tra i numeri delle vendite del 2019 e quelle del 2020, con una perdita “solo” del 5%, e mantiene alto il livello di conoscenza dei dispositivi fra i consumatori. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Partiamo dai dati. Dopo un crollo delle vendite nel corso della prima parte del 2020, in concomitanza con il primo lockdown, il mercato legato ai dispositivi intelligenti per la casa ha visto un grande recupero che ha permesso di chiudere l’anno solo con il 5% in meno rispetto all’anno precedente. Questa pandemia, come abbiamo detto più volte, ha rimesso al centro delle nostre vite proprio l’abitazione, imponendo a tutti un ripensamento anche funzionale e, di conseguenza, nuovi drive di scelta per spazi, arredamenti e dispositivi. Nel complesso, il mercato è riuscito a contenere l’impatto dell’emergenza sanitaria e ha registrato solo una leggera flessione rispetto al 2019, mantenendo un valore di 505 milioni di euro. Il rallentamento del settore rispetto agli anni precedenti è stato evidente anche negli altri paesi europei, soprattutto in Spagna (stabile a 420 milioni) e Francia (1,1 miliardi, +3%), mentre Germania (2,9 miliardi, +16%) e Regno Unito (2,8 miliardi, +10%) hanno mantenuto una crescita significativa.

Oltre due terzi dei consumatori italiani hanno sentito parlare almeno una volta di casa intelligente (69%, +1%), con un livello di conoscenza più alto fra i 18-34enni (82%) e fra gli utenti che hanno più familiarità con le tecnologie (89%). Crescono anche la percentuale di utenti che possiede almeno un oggetto (43%, +1%) e l’uso delle funzionalità smart (il 19% ha aumentato l’uso, il 13% lo ha ridotto). Diminuiscono invece l’attenzione verso gli oggetti intelligenti, con il 14% del campione che li ritiene meno prioritari rispetto a prima della pandemia, e il budget da dedicare a queste soluzioni, che si è ridotto per un quarto dei consumatori mentre lo ha aumentato solo il 5%. In prospettiva, il 62% vorrebbe acquistare almeno un servizio associato ai dispositivi connessi e un terzo sarebbe disposto a pagare di più per la sua attivazione, soprattutto quelli legati all’assistenza medica (35%) e al monitoraggio e all’ottimizzazione dei consumi energetici (31%). Cala la preoccupazione per la privacy, che interessa solo il 45% degli utenti contro il 54% del 2019, mentre è ancora forte l’esigenza di mantenere il controllo dei dispositivi connessi in casa, indicata dal 57%, con solo il 25% che affiderebbe la propria abitazione alla gestione autonoma da parte di oggetti smart basati sull’Intelligenza Artificiale.

Cosa lega la pandemia da covid con la vendita di prodotti nell’ambito della domotica?

Già da qualche anno, i diversi governi che si sono succeduti nel nostro paese, hanno visto nel settore edile in generale un volano di ripresa per pezzi interi dell’economia. Una lunga filiera, quella delle costruzioni, che va dai progettisti agli esecutori, dagli amministratori di condominio ai fornitori di beni e servizi legati alla vita di un edificio o di una casa. In quest’ottica vanno inquadrati i vari bonus, dal celeberrimo superbonus (leggi l’articolo sul cantiere di Siracusa) a quello dedicato alla domotica. Tuttavia, il vero salto di qualità, al di là degli incentivi, è arrivato da alcuni grandi cambiamenti funzionali delle nostre abitazioni che, nell’anno orribile della pandemia, si sono fatte velocemente, anzi istantaneamente, anche scuola e ufficio. Proprio così, se pensi a quanto tempo ormai siamo stati costretti a passare in casa per lavorare o per fare formazione, da quella scolastica dei ragazzi a quella professionale per i più grandi.

Qual è la prima ragione per la quale un Italiano acquista dispositivi intelligenti per la casa smart?

Dalle risposte che gli intervistati hanno dati ai ricercatori dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, emerge chiaramente che al centro dei pensieri dei nostri concittadini c’è la sicurezza. Un tema così sentito da mettere in secondo piano anche un problema correlato a tutto ciò che è tecnologico, ovvero la privacy. Meglio al sicuro, noi ed il nostro bene immobile, anche se con qualche cedimento sull’invasione della nostra intimità. Le soluzioni per la sicurezza – che comprendono videocamere, sensori per porte e finestre e serrature connesse – mantengono il primo posto per quote di mercato (21%) con 105 milioni di euro, ma segnano un calo del 30% rispetto al 2019. Continua invece la crescita degli smart home speaker, che agganciano le soluzioni per la sicurezza al primo posto, con un valore di 105 milioni di euro (+10%), pari al 21% del mercato. Nel 2020 sono state siglate nuove partnership, sono state aggiunte funzionalità e il mercato si è consolidato, ma è necessario rafforzare l’integrazione con la Smart Home, dato che solo il 14% dei possessori di smart speaker li utilizza per gestire altri oggetti smart in casa.

Seguono gli elettrodomestici con 100 milioni di euro, pari al 20% del mercato e in crescita del 17%, caratterizzati da un ampliamento dell’offerta “connessa” e con alcune tipologie, come i robot aspirapolvere e i purificatori d’aria, che hanno segnato un boom di vendite. Cresce anche l’uso delle funzionalità smart da parte dei consumatori, pari al 59% di chi possiede grandi e piccoli elettrodomestici (+19%). Caldaie, termostati e condizionatori connessi per la gestione di riscaldamento e climatizzazione, che hanno beneficiato degli incentivi di Superbonus e Ecobonus, hanno fatto segnare una crescita del 15% con vendite per 75 milioni di euro, pari al 15% del mercato. Chiudono le casse audio (9% del mercato) e le lampadine connesse (8%), le cui vendite sono trainate da numerose offerte che prevedono bundle con altri dispositivi.

Per concludere, i dati della ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, ci restituiscono un mercato che tiene nonostante il momento di grave crisi economica generale. Probabilmente, aggiungo io, sta influendo anche l’ottimizzazione dei costi. Una casa intelligente consuma meno, ha una gestione delle risorse e dei consumi tenuta sotto controllo con una certa facilità. Infine, aggiungiamo anche che se la nostra casa diventa anche il nostro ufficio (leggi l’articolo sulla casa degli smart worker) o l’aula di scuola dei figli, sarà più semplice investire su di essa per renderla più efficiente, considerando che avremo risparmiato in altre sedi che ormai non servono, o non serviranno, per le attività che lì venivano svolte.

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