Confedilizia lancia l’allarme sull’aumento degli immobili ridotti a ruderi

In urbanistica il
Autore: Staff

Confedilizia ha elaborato un’analisi sulla base dei dati delle statistiche 2018 rilevate dall’Agenzia delle Entrate. Emerge un quadro caratterizzato dall’aumento degli immobili lasciati all’incuria e all’abbandono.

Le Statistiche catastali rappresentano una sintesi completa sull’entità e le caratteristiche dello stock dei fabbricati, così come censito nella banca dati del Catasto Edilizio Urbano aggiornato al 31 dicembre di ogni anno.

Si tratta di informazioni che riguardano circa 72 milioni di immobili, o loro porzioni, dei quali si forniscono: la numerosità dello stock, la sua consistenza fisica (vani, superfici o volumi a seconda delle categorie tipologiche) e la rendita catastale.

Nella fattispecie, si tratta delle cosiddette “unità collabenti”, vale a dire gli immobili ridotti in ruderi a causa
del loro accentuato livello di degrado.

Ecco la nota di Confedilizia.

“Nel 2018, il numero di questi immobili – inquadrati nella categoria catastale F2 – è cresciuto del 5,3% rispetto al
2017. Ma il dato più eclatante è quello che mette a confronto il periodo pre e post Imu: rispetto al 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono raddoppiati, passando da 278.121 a 548.148 (+ 97%)”.

Con tutte le immaginabili conseguenze in termini di degrado delle aree su cui insistono. “Si tratta – rileva Confedilizia – di immobili, appartenenti per il 90% a persone fisiche, che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, per effetto di atti concreti dei proprietari finalizzati a evitare almeno il pagamento dell’Imu e della Tasi (a esempio, attraverso la rimozione del tetto). Va infatti ricordato che sono soggetti alle due imposte patrimoniali persino gli immobili «inagibili o inabitabili», anche se il vicepresidente del Consiglio Salvini – su richiesta di Confedilizia in occasione della riunione con le parti sociali – si è impegnato a eliminare questa iniqua forma di tassazione, così come quella degli immobili sfitti. Misure indispensabili e urgenti oltre a quelle di incentivo alla riqualificazione degli edifici e alla loro immissione sul mercato”.

Si tratta di dati, dunque, che da un lato fotografano un grave stato di abbandono ma, da un altro, restituiscono una speranza di ripresa economica. Un’opportunità offerta dal recupero degli edifici e dalla riqualificazione di intere aree urbane. Per queste ragioni, andrebbero sempre incentivate misure legislative volte a favorire le azioni necessarie non solo a restituire ai cittadini pezzi interi di città ma anche a tecnici e imprese chances di lavoro.

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