Condominio: la figura professionale prima dell’albo degli amministratori

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Autore: Gennaro Del Core

In questo momento storico si parla molto dell’istituzione di un registro degli amministratori di condominio spingendosi anche fino alla fatidica parola “Albo”. Ma come è percepita e quali problematiche ha la figura dell’amministratore? Ecco la nota di Vito Lucente, Vice Presidente nazionale AMI – Associazione Manager immobiliari.

Alla luce delle normative in materia condominiale emanate di recente (L 220/20112 e L 14/2014) e della tanto attesa rivalutazione della figura professionale dell’amministratore di condominio sarebbe auspicabile se le Autorità pensassero veramente a dare alla categoria una qualificazione più degna e incisiva in tutti i sensi.

Basti pensare ad un esempio semplice ma significativo, relativo alla procedura dell’ottenimento dello sgravio fiscale irpef su lavori di ristrutturazione: l’eventuale compenso extra dell’amministratore (deliberato regolarmente dall’assemblea dei condomini) non rientrerebbe nelle somme (quota parte in base alla percentuale da recuperare) da “scaricare” in quanto il suo operato (a dire di coloro che hanno legiferato ma che sicuramente mai sono stati presenti ad un’assemblea Condominiale) non sarebbe necessario professionalmente.

L’operato dell’amministratore di condominio, dunque, non viene così equiparato nemmeno alla più infima operatività e quindi nemmeno degna di considerazione. Eppure all’amministratore di condominio viene affidata la cura e la tutela dell’immenso patrimonio immobiliare italiano. Non dimentichiamo che solo in Italia resiste e persiste l’ideologia della proprietà. La creazione di un albo professionale o quantomeno registro di certo non eliminerebbe la costante in-variabile del luogo comune e delle dicerie che persistono attorno alla figura, ma sicuramente darebbe quantomeno dignità lavorativa alla categoria.

Inizierebbero a venir meno tutti coloro che “galleggiano” più o meno regolarmente e verrebbero meno la maggior parte dei dopolavoristi e di coloro che pensano che essere amministratore di un condominio sia un lavoro “facile” e remunerativo. Queste figure, di fronte a precisi requisiti e oneri, sarebbero i primi ad abbandonare dando quindi spazio a coloro che veramente credono in questa professione. Sì, perché di professione vera e propria trattasi.

L’AMi, che rappresento quale vice presidente nazionale, fin dall’inizio ha creduto nella qualifica di tale figura tentando di innalzarla a professionalità di eccellenza dando lustro e qualificazione culturale. Sembrerebbe assurdo non aderire ad una prospettiva qualificante e di riconoscimento che dovesse eventualmente arrivare dalle istituzioni. Si andrebbero a disciplinare molte situazioni iniziando dai compensi, dalle responsabilità, dai rimborsi spesa e quant’altro che, oggi, nemmeno un’assemblea di condominio sembrerebbe sufficiente a garantire.

La posizione di AMi quindi è assolutamente favorevole all’istituzione di un registro o albo individuando il compito delle Associazioni in un primo filtro di verifica dei requisiti necessari all’iscrizione nel registro territoriale o albo nazionale. Siamo quindi fiduciosi.

Vito Lucente, Vice Presidente nazionale AMi

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