Condominio: la dottoressa esclusa dall’assemblea

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Autore: Gennaro Del Core

In condominio, si sa, se ne possono vedere di tutti i colori. Può accadere anche che ad una dottoressa venga impedito di partecipare all’assemblea per paura di contagio da covid19.

La storia salita agli onori (si fa per dire) della cronaca arriva da Roma. Una condomina ha ricevuto una comunicazione nella quale veniva espressamente richiesto di certificare, o meglio autocertificare, la “non appartenenza al Servizio Sanitario Nazionale” né di essere impegnata nello “svolgimento dei servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità”. In altre parole, è stato chiesto a un medico di dichiarare espressamente di non essere un medico impegnato in qualche struttura dedicata al contrasto della diffusione del covid19. Praticamente, da eroi ad esclusi da un pezzo di vita sociale è bastato un attimo.

Vi ricordate quei bei momenti nei quali si sprecavano i messaggi di buon auspicio e, soprattutto, quelli in cui si diceva che ne saremmo usciti migliori? Beh, questa storia racconta altro. Una dottoressa impegnata in un ospedale di Roma a combattere il covid e a salvare vite umane, viene sottoposta ad una quantità sostanziosa di test, sierologici e con il tampone, tali per cui non dovrebbe suscitare alcun timore negli altri. Però, come spesso si sente dire nell’ambito del condominio (soprattutto dagli amministratori), servono “le carte a posto”, ovvero prima bisogna badare alle formalità, come in una sorta di attività difensiva precedente a chissà quali nefasti sviluppi.

Cosa mi spaventa di più di questa vicenda in condomino? L’espressione, seppur in una forma anomala e specifica, di una discriminazione. Di questo parliamo, impedire a qualcuno di accedere ad un incontro, laddove basterebbero le regole che conosciamo tra mascherine e distanziamenti, non perché contagiato (e allora sì che avrebbe senso) ma perché impegnato in prima linea contro il coronavirus. Anziché ringraziare, per davvero, le persone che dall’inizio di questo funesto 2020 stanno mettendo a rischio la loro vita, e molti l’hanno purtroppo già persa, storie come quella avvenuta in un condominio di Roma lasciano un sapore amaro. Un retrogusto di una società sempre più fredda, spaventata dall’altro.

Nessuno può escludere chiunque da un’assemblea di condominio, tuttavia la paura da contagio può giocare brutti scherzi. Si aggiunga pure la propensione di alcuni professionisti a vivere “terrorizzati dalle norme” anziché “con l’aiuto delle norme” e il gioco è fatto. Anzi, il danno. Si, perché i rapporti di buon vicinato vengono meno così. Si instaurano reciproci sospetti e il distanziamento, più che sociale, diventa vitale. Ognuno lontano dagli altri, chiuso in una realtà tutta sua e, per questa ragione, distorta.

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