Condominio: come gestire i rumori molesti

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Autore: Staff

Dopo aver ricevuto diverse richieste di chiarimento per quel che concerne i rumori in condominio abbiamo chiesto di fare chiarezza al vice presidente nazionale di AMi – Associazione Manager immobiliari, Vito Lucente. Ecco la sua nota.

Vito Lucente, vice presidente nazionale AMi

Una delle maggiori cause di litigi e controversie giudiziarie tra i condomini si identifica con l’emissione di rumori che, generati nel proprio appartamento, inficiano la tranquillità dei restanti condomini e/o del condominio stesso. Oggigiorno si è diventati intolleranti a qualsiasi tipo di aspetto che possa provocare disagio o attentare alla tanto agognata tranquillità domestica; magari sottacendo per aspetti e violazioni più gravi e inveendo per altri aspetti che possono essere perpetrati anche involontariamente o, in caso di spicciole questioni di principio o antipatie, in barba alle più normali regole del reciproco rispetto e di convivenza.

Questioni di vita quotidiana che spesso diventano fonte di discussioni, anche violente, tra vicini di casa, divisi tra coloro che esagerano nel fare rumori, coloro che pretendono invece che non si debba nemmeno respirare e, nel mezzo, coloro che nutrono la semplice aspettativa di poter condurre una vita normale.

Ma cosa si intende per rumore e cosa si intende per silenzio ed in quali orari si deve rispettare? Per “silenzio” si intende l’assoluta assenza di rumori ? Di quali rumori parliamo?

Se i bambini piangono durante gli orari del silenzio, qual è la responsabilità dei genitori nei confronti dei vicini? In quali orari si può accendere la lavatrice, lavare i piatti o aprire tapparelle? Negli orari del silenzio, si può fare la doccia, cucinare, ospitare qualcuno, vedere la TV o ascoltare lo stereo ad un tono di volume più alto, discutere a voce alta in famiglia o fare pulizie veloci prima di andare al lavoro? Gli orari del silenzio vanno rispettati sempre, anche a Natale e altre festività? Si può festeggiare il compleanno dei propri bambini in casa? Fino a che ora ? E se devo ristrutturare l’appartamento, che succede ? …..vado in ansia perché il vicino mi creerà problemi ?

Sono domande che, almeno una volta nella vita, chi vive in condominio si è posto o per le quali si è chiesto soccorso all’amministratore del proprio condominio.

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Questioni che hanno rilievo non solo in sede civilistica come primo approccio giurisprudenziale, ma anche in sede penale, andando oltre, prevedendo, l’art. 659 del codice penale, addirittura l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda nei casi in cui “chiunque mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o segnalazioni acustiche ovvero gli spettacoli ecc…. disturba le occupazioni o il riposo delle persone”.

Ma vediamo gli aspetti e le eventuali risoluzioni.

Innanzi tutto bisogna evidenziare che la normativa in materia condominiale non è certa, cosicché si deve quasi sempre ripiegare o su qualche articolo presente nei regolamenti condominiali (se esistenti) o rifarsi a fattispecie analoghe o osannare la giurisprudenza intercorsa negli anni o addirittura riprendere i regolamenti comunali del territorio che però risultano, il più delle volte, generici e sommari riportandosi quasi esclusivamente agli orari di lavoro senza nulla specificare in ordine al concetto di rumore e/o silenzio .

L’emissione di rumori è disciplinata dall’art. 844 del codice civile che però parla solo di divieto di immissione (fumo, calore, esalazioni, rumori, ecc…) lasciando ampia discrezionalità al giudice in ordine alla presunta violazione e soprattutto in ordine alla valutazione della violazione perpetrata. Nulla si dice in ordine ad un eventuale risarcimento per un danno ricevuto dall’immissione o risvolto altresì economico o modalità coercitiva del divieto stesso.

Il legislatore, al fine di dotare il giudice di uno strumento valutativo, parla di “normale tollerabilità” avendo riguardo alla “condizione dei luoghi”. Cosa vuol dire ? La misurazione della normale tollerabilità è una valutazione assolutamente variabile, dipendente dal momento storico, e soprattutto non stabilita a priori. Ne consegue una valutazione in ordine alla residenzialità, alla allocazione, all’utilizzo prevalente, al comparto condominiale, ecc…

Si impone anche un’ulteriore distinzione, tra il rumore che da fastidio a tutti ed il rumore che da fastidio esclusivamente a un solo condomino per motivi particolari. In questo caso il rumore non può essere indicato come attentato alla tranquillità domestica condominiale.

In quest’ottica è sicuramente difficile creare un protocollo del modus operandi:

  1. Per il condomino che si sente danneggiato, dovendo egli ricorrere alla difficile e macchinosa dimostrazione (tramite perizie tecniche/valutative) della intollerabilità del rumore;
  2. Per l’Autorità eventualmente chiamata  a decidere il caso ed eventualmente la sanzione;
  3. Per l’amministratore del condominio che, sollecitato dal condomino infastidito, verrebbe erroneamente ritenuto responsabile perché non si adopera abbastanza per risolvere il suo problema. In realtà, l’amministratore può solamente adottare un semplice richiamo nei confronti del condomino “rumoroso” invitando a porre fine al disagio, osservando quelle che si definiscono normali regole del vivere civile.

L’azione dell’amministratore non può andare oltre un richiamo. Il perdurare del fastidio del rumore rientra infatti nell’ambito della molestia personale (fattispecie con rilevanza penale) e quindi oggetto di eventuale denuncia alle autorità preposte da parte del condomino che si senta leso.

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Il comportamento dell’amministratore cambia invece laddove la fattispecie sia prevista nel regolamento condominiale: in questo caso è compito e dovere dell’amministratore far osservare il regolamento del condominio, anche per vie legali attribuendo le spese al condomino in difetto. Ma l’addebito delle spese può essere imputato solo a seguito di un’eventuale sentenza di condanna del condomino in questione.

Sarebbe opportuno e diligente da parte dell’amministratore del condominio, che ricordo essere il primo mediatore di tutte le questioni condominiali, adoperarsi prioritariamente con sollecitazioni verbali e poi scritte ma, prima di imbattersi autonomamente in un procedimento giudiziario a nome del condominio che lo renderebbe responsabile direttamente, relazionarsi correttamente in assemblea confrontandosi con i restanti condomini e farsi dare il mandato ad agire.

Di fronte a queste prospettive la soluzione migliore rientra nel novero delle regole del buon vivere civile. Anche per evitare esborsi economici, sarebbe sufficiente richiamarsi al buon senso reciproco basato sul principio fondamentale che nessuno è perfetto e che magari tutti, prima o poi, possono aver bisogno dell’altro.

 

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