Il cohousing è una modalità dell’abitare che dal Nord Europa sta prendendo piede anche in Italia. Anche a Bari, grazie al progetto dell’ingegnere Armando coppola è stato presentato un progetto di condominio solidale.

Anche Bari come le capitali dell’innovazione e della cultura dell’abitare. Dopo una lunga fase di elaborazione che conclude un iter avviato negli anni ‘90, è stato presentato in Comune il progetto di un nuovo Centro Sociale Polivalente per la Terza Età e per le famiglie, pensato per integrare servizi sociali e culturali per il territorio e residenze solidali. 

Il progetto di Armando Coppola per il condominio solidale di Torre a Mare

Il progetto, a cura dello Studio dell’ing. arch. Armando Coppola (collaboratori: C. Lagattolla, V. Floriello, R. Labianca), interpreta istanze innovative sull’abitare e si ispira alle pratiche virtuose di Paesi come Belgio, Svezia, Olanda, Gran Bretagna e Germania, che da diverso tempo hanno sperimentato e consolidato le best practies in fatto di cultura dell’abitare contemporaneo: il cohousing.

Ai nuovi edifici per servizi al territorio di natura sociale, sanitaria, spirituale e sportiva, si integrano le residenze solidali, secondo un modello sociale di riferimento che si radica su una forma di vicinato particolarmente positiva, in cui coppie e singoli, giovani e anziani, ognuno nel proprio appartamento, decidono di condividere alcuni spazi e servizi comuni come il mangiare, la gestione dei bambini, la cura del verde, ecc.

Effettuando uno scale up e mettendo insieme le volontà politiche alle disponibilità delle Associazioni socio – culturali ed educative a servizio del mondo della Terza Età, è stato possibile elaborare un modello organizzato e articolato di condominio solidale, all’interno del quale ospitare un mix abitativo equilibrato tra situazioni di normalità e fragilità, dove le relazioni quotidiane e i fabbisogni vengono mediate e sostenute da un continuo dialogo rinnovato di comunità, dove l’inclusione e l’emancipazione sociale dei soggetti a cui è rivolto sia capace di abbracciare differenti situazioni di fragilità e disabilità; allora le diversità possono essere non solo accolte, ma convivere ed essere valorizzate in una costante interazione con il territorio circostante.

Alla base vi è un progetto architettonico e funzionale ben strutturato tra spazi collettivi e spazi individuali, tra zone residenziali e zone per servizi comuni, tra spazio costruito e spazi verdi; si verrà così a configurare un reale modello di convivenza in cui le persone divengano soggetti attivamente coinvolti come risorse e al contempo possano beneficiare di servizi socio culturali e commerciali integrati, insieme all’assistenza da parte da operatori specializzati.

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Le famiglie e in particolar modo gli anziani, soli o in coppia, vivranno in un complesso residenziale composto sia da appartamenti privati che da camere semi-autonome, in prossimità ad ampi spazi destinati all’uso comune: assistenza sanitaria, servizi alla persona, auditorium, mediateca, sale riunioni, camere da pranzo comuni, cucine, lavanderie, laboratori per il “fai da te”, spazi gioco e ricreativi, spazi per l’incontro e la spiritualità, arre verdi e terrazze solarium, piscina e palestra, spazi per lo svolgimento di servizi utili per tutta la comunità di vicinato: dalla custodia dei bambini alla spesa settimanale, dalla cura del verde alla manutenzione ordinaria degli edifici.

Il progetto di cohousing coinvolgerà più nuclei familiari, anziani e giovani coppie, mentre gli spazi e le attività comuni, che saranno aperte anche alla comunità territoriale, verranno gestiti collettivamente allo scopo di risparmiare e per motivi ecologici. In sintesi, sotto il profilo tecnico – architettonico si è proposto un progetto di architettura modulare, che fa dell’ottimizzazione e del risparmio delle risorse un obiettivo fondamentale e che realizza un modello innovativo di abitare e costruire sostenibile mediterraneo:

1. un luogo “green” dove l’architettura è immersa nel verde e si articola intorno a corti e semi corti pensate per l’ottimizzazione bioclimatica;

2. edifici NZEB che ospitano un nuovo modello di Centro Sociale Polivalente, con annesse residenze solidali, servizi alla persona, assistenza alla Terza Età, attività culturali, formative e spirituali;

3. percorsi ciclopedonali a raso e in quota per collegare gli edifici;

4. riutilizzo di scavi preesistenti come patii verdi ipogei e semi-ipogei;

5. concept di architettura modulare a secco con sistema costruttivo Easy House System che utilizza il 70% di materiali riciclati e abbatte le lavorazioni polverose e inquinanti delle costruzioni tradizionali;

6. impianti solari e fotovoltaici integrati in copertura con il tema architettonico della “quinta facciata”;

7. abbandono del cemento e dell’asfalto in luogo di materiali stabilizzati drenanti per evitare l’impermeabilità delle superfici costruite esterne.

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