Animali in condominio, Miceli: “Buon senso prima delle regole”

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Autore: Staff

La presenza di animali domestici in condominio, a volte, può rappresentare una criticità della vita quotidiana, generando, addirittura, anche dei contenziosi. Il tema è decisamente ampio, spazia dai possibili maltrattamenti ai diversi regolamenti comunali che provano a disciplinare la materia. Abbiamo deciso di chiedere lumi alla Presidente nazionale di AMi – Associazione Manager Immobiliari, Gabriella Miceli.

I casi di cronaca, soprattutto in un’estate bollente come questa, ci hanno purtroppo consegnato una triste vicenda accaduta a Milano qualche giorno fa. Un cane lasciato per ore sul balcone, divenuto col passare del tempo un vero e proprio forno, si è letteralmente buttato dal terzo piano perdendo la vita. Dove finisce il lecito e comincia l’illecito?

“Possedere un animale domestico non è certamente un reato, non averne cura fino addirittura a veri e propri maltrattamenti si. Mi spiego meglio, non è reato che i nostri animali siano sul balcone o in terrazza bensì il fatto che questi spazi non siano per nulla adeguati alle loro esigenze. Non si può aspettare che si raggiungano sempre casi della gravità descritta prima”.

Nel nostro paese il maltrattamento o l’abbandono di animali sono reati.

“Per fortuna direi. L’art. 727 del codice penale recita: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

Eppure la presenza degli animali in condominio non è sempre facile. Può capitare, ad esempio, che qualche condomino ne abbia paura o sia disturbato da abbai o cinguettii. Come si può risolvere un caso del genere?

“Certo non si può impedire ad un cane di abbaiare o ad un uccellino di cinguettare. Nel corso del tempo diversi enti, in particolare amministrazioni comunali, hanno provato a regolamentare la materia. Il carattere sanzionatorio di alcuni provvedimenti non ha certamente evitato il ripetersi di episodi del genere. Allo stesso tempo i proprietari degli animali debbono comportarsi in modo tale da non ledere o nuocere alla quiete e all’igiene degli altri conviventi dello stabile”.

Allora cosa si può fare?

“Come sempre, prima dei regolamenti, dei contenziosi e delle multe basterebbe un po’ di buon senso e rispetto reciproco. La legge 220/2012 ha stabilito chiaramente che le norme del regolamento condominiale “non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. Aggiungo che se anche potessero non è detto che il problema sarebbe risolto. Si pensi, ad esempio, che il “disturbo alla quiete” potrebbe arrivare da un vicino che però vive in un altro condominio. Non dimentichiamo mai che la nostra libertà termina dove comincia quella degli altri”.

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