Abuso edilizio, chi risponde del reato?

L’abuso edilizio è un reato. L’effettivo responsabile ne risponde attraverso un processo. Ma su chi ricade la responsabilità? Sul proprietario dell’opera, sul costruttore o sul progettista dei lavori?

Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9058, depositata il 28 febbraio 2018.

Nel caso di specie l’opera edilizia contestata, ed oggetto di abuso edilizio, doveva considerarsi di natura precaria e in quanto tale autorizzata dalla D.I.A.. Il teste, invece, definisce l’opera amovibile e temporanea. Per essa, secondo l’art. 6, d.P.R. 380/2001, non era necessario alcun permesso di costruire. Il ricorrente ottiene così il permesso di costruire in sanatoria.

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Il reato poteva, quindi, definirsi estinto. Ed invece no. La Corte di appello ha operato una diversa qualificazione giuridica del reato, uniformandosi alla decisione del Tribunale. Infatti, si è ritenuto responsabile il ricorrente di aver redatto una dichiarazione di conformità delle opere ultimate rispetto alla D.I.A. palesemente falsa, il fatto quindi andava riqualificato.

Ritroviamo il tema dell’abuso edilizio già in altre passate sentenze:

<< In tema di reati edilizi, è configurabile la responsabilità del progettista in caso di realizzazione di interventi edilizi necessitanti il permesso di costruire, ma eseguiti in base ad una denuncia di inizio attività accompagnata da dettagliata relazione a firma del predetto professionista, in quanto l’attestazione del progettista di “conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti”  comporta l’esistenza in capo al medesimo di un obbligo di vigilanza anche nel corso dell’esecuzione dei lavori >> (Sez. 3, n. 28267 del 09/05/2008 – dep. 10/07/2008, Pacecca e altri, Rv. 24082101)

<< In tema di violazioni urbanistico – edilizie, la responsabilità per abuso edilizio del committente, del titolare del permesso di costruire, del direttore dei lavori e del costruttore, individuata ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 380 del 2001, non è esclusa dall’avvenuto rilascio del titolo abilitativo in violazione di legge o degli strumenti urbanistici, ovvero nell’ipotesi di intervento realizzato direttamente in base ad una D.I.A. illegittima” >> (Sez. 3, n. 10106 del 21/01/2016 – dep. 11/03/2016, Torzini, Rv. 26629101)

Il caso si può ritenere sintetizzato nel seguente principio di diritto.

<< Per il reato di cui all’art. 44, comma 1, lettera B, d.P.R. 380/2001, è configurabile la responsabilità del progettista e direttore dei lavori, e del costruttore in caso di realizzazione di interventi edilizi necessitanti il permesso di costruire, ma eseguiti in base ad una denuncia di inizio attività accompagnata da dettagliata relazione a firma del predetto professionista, in quanto l’attestazione del progettista di “conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti” comporta l’esistenza in capo al medesimo di un effettivo e concreto obbligo di vigilanza anche nel corso dell’esecuzione dei lavori, con la logica conseguenza che – se i lavori eseguiti risultano difformi e diversi da quelli autorizzati con D.I.A., e per essi necessitava il permesso di costruire -, responsabile dell’abuso è anche il progettista e direttore dei lavori, in concorso con gli altri autori >>

Con il “Decreto Scia2” (D.Lgs 222/2016) le responsabilità in merito alla natura certificatrice, in capo ai progettisti, non sono che aumentate. Attenzione, quindi, non solo alla compilazione della parte relativa alle asseverazioni all’interno dei modelli unici, ma anche ai contenuti della relazione tecnica di accompagnamento.

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