Abusi edilizi, l’interesse pubblico contrasta la demolizione

In norme e tributi il
Autore: Rossana Saponaro

Nel caso di abusi edilizi, il Giudice dell’esecuzione ha il potere di sentenziare la scelta di non demolire.

Con una deliberazione motivata da interessi pubblici, il Consiglio Comunale può mantenere in piedi un manufatto abusivo. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la Sentenza n. 57942/2017.

Il fatto: a Cava dei Tirreni è stato costruito un edificio senza permessi. Accertata l’illegittimità della costruzione, la Corte d’Appello di Salerno ne ha ordinato la demolizione. L’interessato aveva proposto ricorso contro la sentenza della Corte d’appello per due motivi:

  • Secondo l’articolo 1, comma 65, della legge n. 5 del 2013 della Regione Campania, gli immobili abusivi acquisiti al patrimonio dei Comuni possono essere destinati ad alloggi di edilizia residenziale pubblica, “riconoscendo precedenza a coloro che, al tempo dell’acquisizione, occupavano il cespite”. Questa la disposizione adottata dall’Amministrazione Comunale relativamente al procedimento sanzionatorio di cui al comma 5 dell’articolo 31 del DPR 380/2001. Tale disposizione, contenuta nella deliberazione del Consiglio Comunale di Cava dei Tirreni, non era stata considerata nella sentenza.
  • Sempre la predetta sentenza non avrebbe tenuto conto della pronuncia del Tar Campania-Salerno n.35/2016. Quest’ultima ordinava al Comune di pronunciarsi entro 30 giorni sulla richiesta dell’interessato, il quale chiedeva di dare attuazione alla sopracitata deliberazione. In sostanza, si rendeva necessario adottare un provvedimento che riconoscesse il “particolare interesse pubblico” al manufatto in questione.

La Cassazione ha confermato l’ordinanza della Corte d’Appello di Salerno che aveva respinto l’istanza del proprietario volta ad ottenere la sospensione dell’esecuzione dell’ordine di demolizione della stessa Corte territoriale.

La Cassazione è quindi d’accordo con l’indirizzo giurisprudenziale (ex plurimis, Cassazione, Sezione III, sentenza 10 ottobre 2008, n. 41339) secondo cui il Consiglio comunale può dichiarare la prevalenza di interessi pubblici che ostacolano la demolizione dell’opera abusiva solo nei seguenti tre casi: 1) non c’è contrasto con rilevanti interessi urbanistici/ambientali; 2) una deliberazione del Consiglio dichiara formalmente la sussistenza dei suddetti presupposti di non contrasto; 3) c’è una dichiarazione di contrasto della demolizione con prevalenti interessi pubblici.

Nel caso di specie, la deliberazione di Consiglio Comunale risulta “priva della necessaria specificità e di qualsiasi riferimento al manufatto realizzato dalla ricorrente”. Il corpo della delibera non definiva chiaramente l’immobile che intendeva dichiarare di interesse pubblico e da destinare, per questa motivazione, ad edilizia residenziale pubblica. Il testo della delibera conteneva soltanto le linee di indirizzo che l’amministrazione avrebbe successivamente adottato nell’ambito del piano di recupero dell’edificio oggetto dell’abuso. Il Supremo Collegio definisce quindi irrilevante persino la pronuncia del Tribunale Amministrativo.

Per questi motivi, la Cassazione ha confermato la demolizione.

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